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Amè la tera, 'l ne diseva el nono
(Lo)renzo Lambertenghi, classe 1936 si definiva il nonno del Coro Castel Penede, in cui era entrato nellormai lontano 1982
tegnila struca come la morosa
lui, camuno di Darfo, la sua morosa laveva conosciuta negli anni 60 a Torbole, dove era arrivato, diciannovenne, come operaio nel cantiere della galleria Adige-Garda. E con la Lore è rimasto più di sessantanni, avendo nel cuore sempre la sua valle. Orgoglioso del suo lavoro, aveva girato lItalia con la sua famiglia, spostandosi di cantiere in cantiere fino a trasferirsi definitivamente sulle sponde del Garda. La Lore a gestire lalbergo di famiglia, lui allAquafil. Arrivato alla pensione, la sua passione più grande è stata il coltivare, sia lorto che soprattutto le relazioni con i cantori, tra cui ha trovato Amici veri
l'è tera de colina, de gran, de formenton l'è negra e molesina,
lorto del Renzo era il suo regno: tutto ciò che nasceva lì diventava sempre qualcosa di più. I suoi raccolti non erano semplicemente abbondanti: erano leggendari! E ogni volta, mentre esagerava con naturalezza e con quel sorriso furbo, era impossibile non ridere e non lasciarsi trascinare. Non importava quanto fosse vero: importava quanto fosse vivo quel racconto, quanto fosse pieno di orgoglio, di gioia e di voglia di condividere.
l'è na cantina piena de vin bon
Il vino e il formaggio, rigorosamente della Valcamonica, non mancavano mai ogniqualvolta il Renzo e la Lore spalancavano le porte della loro casa a Torbole, anche per le riunioni di direttivo del Coro. Prodotti della terra sapientemente trasformati dalle mani umane che diventavano veicolo di amicizia, di relazioni, di connessione con gli altri.
Al nono gh'è restà for de la cesa
Quella chiesa che, come ci ha ricordato don Vincenzo, il Renzo e la Lore hanno frequentato ogni domenica, arrivando sulla mitica Cinquecento blu, superbamente restaurata anche da lui stesso, provetto meccanico, lasciando in garage la Mercedes. E proprio sul sagrato della chiesa di SantAndrea, in una giornata di gennaio fredda e grigia, il coro lo ha salutato con questo brano.
do spande sol de tera benedeta,
ma 'l fa na bela cera nel vecio medaion,
perché l'è la so tera,
en do che 'l pol ciapar subito son.
Il volto del Renzo: due occhi vispi, specchi di intelligenza sagace; il sorriso aperto e la battuta sempre pronta; linconfondibile parlata gardesana con forte accento camuno. Proprio na bela cera che ha accompagnato il Coro in quarantanni di prove, concerti, trasferte
vita.
Ciao Renzo.. 30-01-2026
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